domenica 30 agosto 2015

APOCALISSI ALIENA


Ormai sono più di 50 anni che ascoltiamo il cosmo in cerca di qualche segnale di vita aliena intelligente, ma fino a oggi nessuno alieno si è mai fatto sentire. Questo silenzio dovrebbe farci capire che siamo soli nell’universo, siamo davvero l’unica specie intelligente in tutto il cosmo? Eppure c’è un’altra eventualità decisamente angosciante ma che dovrebbe farci riflettere: e cioè che la vita intelligente nasce, sì, su altri mondi, ma poi finisce inevitabilmente per autodistruggersi o essere distrutta per qualche calamità naturale, tipo impatto con una cometa o un grande asteroide. È un’ipotesi pessimistica e scoraggiante ma non improbabile, magari proprio guardando noi stessi e come stiamo devastando il nostro pianeta che stiamo devastando dopo appena 2,5 milioni di anni che l’abitiamo . Quindi dei ricercatori hanno pensato bene di indagare la firma chimica di un pianeta con corpi in decomposizione, radiazioni di una guerra nucleare, oppure i detriti di un'esplosione o di un impatto con un corpo celeste di grandi dimensioni, così sapremmo che su un certo pianeta c’è stata la vita ma si estinta per un qualche motivo. Questo tipo di ricerca è stata battezzata SEETI, che è l’acronimo di (Search for Extinct Extraterrestrial Intelligence, ricerca di vita extraterrestre intelligente estinta). In definitiva questa ricerca non si basa sul trovare la vita nel cosmo, ma la morte, cioè una distruzione su scala planetaria. Ma c’è anche un altro modo per trovare la vita su altri mondi, decisamente più ottimistica e piacevole. L'analisi della luce di esopianeti situati in zone lontane della galassia potrebbe indicarci la presenza di piante. Gli esobiologi potrebbero essere in grado di scoprire la vita aliena cercando il colore che emettono gli eventuali organismi fotosintetici che sono presenti su un pianeta. Magari non troveremmo alieni tecnologici ma questo tipo di ricerca potrebbe portarci a individuare nuovi mondi capaci di ospitare la vita intelligente. E’ l’idea dell’astrofisica Sventlana Berdyugina, ha detto che: «La fotosintesi che fornisce energia agli organismi viventi partendo dalla luce, è emersa molto presto nell'evoluzione della vita sulla Terra. La capacità di raccogliere e trasformare l'abbondante energia delle stelle, molto probabilmente, si è formata anche in organismi che vivono su esopianeti»
We address the possibility that intelligent civilisations that destroy themselves could present signatures observable by humanity. Placing limits on the number of self-destroyed civilisations in the Milky Way has strong implications for the final three terms in Drake's Equation, and would allow us to identify which classes of solution to Fermi's Paradox fit with the evidence (or lack thereof). Using the Earth as an example, we consider a variety of scenarios in which humans could extinguish their own technological civilisation. Each scenario presents some form of observable signature that could be probed by astronomical campaigns to detect and characterise extrasolar planetary systems. Some observables are unlikely to be detected at interstellar distances, but some scenarios are likely to produce significant changes in atmospheric composition that could be detected serendipitously with next-generation telescopes. In some cases, the timing of the observation would prove crucial to detection, as the decay of signatures is rapid compared to humanity's communication lifetime. In others, the signatures persist on far longer timescales.